Et voilà le populisme alla francese

Il populismo in Francia cresce, è sempre più trasversale e pur senza precisa rappresentanza politica sta diventando largamente maggioritario. Lo rivela un’inchiesta che l’istituto Ipsos, il centro di studi politici di Sciences Po e la Fondazione Jean Jaurès hanno svolto via Internet dal 9 al 15 gennaio, pubblicata con ampio risalto il 25 gennaio dal quotidiano il Monde. Altre volte nella sua storia la Francia ha conosciuto la grande défiance, ma mai così.
22 AGO 20
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Il populismo in Francia cresce, è sempre più trasversale e pur senza precisa rappresentanza politica sta diventando largamente maggioritario. Lo rivela un’inchiesta che l’istituto Ipsos, il centro di studi politici di Sciences Po e la Fondazione Jean Jaurès hanno svolto via Internet dal 9 al 15 gennaio, pubblicata con ampio risalto il 25 gennaio dal quotidiano il Monde. Altre volte nella sua storia la Francia ha conosciuto la grande défiance, ma mai così: vive nel rancore ripiegata su se stessa, convinta che la sua potenza economica e il suo prestigio culturale siano paurosamente diminuiti, che si stia avvitando in un declino imminente e ineluttabile. Tre francesi su quattro rimpiangono la perdita di sovranità a favore di un’Europa di cui diffidano. Hanno paura della globalizzazione, nutrono sentimenti di ostilità nei confronti degli immigrati non solo perché, dicono, rubano loro il lavoro ma perché in larga parte musulmani, quindi fondamentalisti, intolleranti. Alcuni, stranamente più numerosi fra gli elettori della sinistra che della destra, pensano anche che l’ebraismo sia incompatibile con i valori repubblicani. Comunque nessun politico trova grazia ai loro occhi: tutti corrotti. Eppure chiedono un capo, un uomo provvidenziale che metta ordine e riporti il paese allo splendore di un tempo. Questo ritratto a fosche tinte della situazione d’oltralpe va oltre una normale fenomenologia della crisi: è un sintomo di quanto il Vecchio continente sia a rischio contagio, di quanto è grande il pericolo per l’Europa se i governi nazionali non dovessero riprendere speditamente la marcia verso l’Unione interrotta sette anni fa.